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Lunedì 14 maggio, alle ore 21,00, gli iscritti al locale circolo sono chiamati a discutere del progetto del maxi macello di suini che dovrebbe sorgere alle porte della nostra cittadina. Sarà presente il consigliere regionale Gianantonio Girelli.Come previsto, la sconfitta brucia. Tutti coloro che avrebbero gongolato per uno strappo e la divisione dei sindacati, per mostrare lo scalpo della Cgil sui licenziamenti ai mercati finanziari, da ieri sono in fibrillazione per tentare una controffensiva: Confindustria, falchi Pdl, corifei della flessibilità come panacea di tutti i mali. Emma Marcegaglia, presidente ancora per poco della Confindustria, in un’intervista al Financial Times ha detto: “Pessima riforma”. “Fino a tre mesi fa ve la potevate solo sognare” le ha risposto il presidente del Consiglio Mario Monti, mentre tutti i falchi del Pdl, a cominciare dall’ex ministro delle divisioni Maurizio Sacconi, annunciano battaglia parlamentare. Il Passaggio in Parlamento non sarà una passeggiata. Ma bisognerà reggere. Il Pd ha vinto con la ragionevolezza. Ora occorre fare presto e bene per chiudere questa fase e aprire quella degli interventi per creare lavoro. Gli italiani non sono più le formiche del risparmio ma stanno diventando cicale, più per necessità che per scelta. Lo dice il dato sulla propensione al risparmio delle famiglie che nel 2011 è crollata al 12%, il livello più basso da11995. La diminuzione sull`anno precedente è stata dello 0,7%. La crisi ha portato indietro di 17 anni le lancette dell`orologio per molti italiani. I numeri li ha presentati l`Istat che ieri ha diffuso l`indagine su «reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società» spiegando anche che il potere di acquisto delle famiglie nel 2011 è diminuito dello 0,5% anche perché nel 2011 i redditi sono cresciuti meno dell`inflazione. Stando alle rilevazioni dell`Istituto centrale di statistica, lo scorso anno il reddito disponibile in valori correnti è aumentato del 2,1%. Nell`ultimo trimestre ha registrato un aumento dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dell`l,l% rispetto a quello corrispondente del 2010. Negli ultimi tre mesi del 2011 la riduzione è stata dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dell`1,9% rispetto al quarto trimestre 2010. I segnali di difficoltà sono arrivati dall`Istat proprio mentre l`Ocse registrava, per il nostro Paese, una contrazione dei pil dello 0,7% nel quarto trimestre dell`anno passato, dopo un -0,2% registrato nei precedenti tre mesi dell`anno. E se le famiglie soffrono, alle aziende non va meglio. Secondo l`Istat, la quota di profitto delle società non finanziarie si è attestata al 40,4%, il valore più basso dal 1995, con una riduzione di 1,1 punti rispetto al 2010. Nel quarto trimestre, è stata pari al 40,3%, (-0,6 punti percentuali sul trimestre precedente e -0,9 punti sul corrispondente periodo 2010). I numeri su risparmio e reddito si vedono anche nelle scelte di consumo degli italiani che, alle prese con i conti di ogni mese, hanno cambiato abitudini al supermercato. L`effetto immediato delle difficoltà è un ulteriore taglio agli acquisti, non solo quelli superflui ma anche quelli di prima necessità come gli alimentari. Lo ha detto la Cia, la Confederazione italiana agricoltori, commentando il rapporto diffuso dall`Istat ieri. Nel 2011, infatti, i consumi di cibo e bevande sono diminuiti del 2%. Gli italiani continuano a comprare poco e, quando lo fanno, passano per sconti e promozioni commerciali o cercano il massimo risparmio nelle cattedrali del «low-cost». Nell`anno, ha ricordato la Cia, oltre la metà delle famiglie italiane ha ammesso di aver modificato il menù quotidiano, il 35% di aver limitato gli acquisti e quasi il 40% di essersi rivolto nella maggior parte dei casi a discount e hard-discount. Significa che quasi 10 milioni di famiglie oggi riempiono di meno le buste della spesa, spesso perdendo anche in qualità del prodotto. Di contro, con un aumento record del 53%, a registrare performance migliori dei discount sono solo gli acquisti diretti dal produttore dove, dice la Coldiretti, lo scorso anno hanno fatto la spesa 9,2 milioni di italiani che hanno tagliato le intermediazioni pur di non rinunciare alla qualità dei prodotti. Oggi l’Italia si trova dunque a fare i conti con una crisi durissima. Da anni il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, così come tutti gli economisti non proni alle lusinghe del governo di Silvio Berlusconi, ricordava che da tutte le statistiche economiche l’Italia risultava scivolare sempre più indietro, fino al punto che alcuno hanno cominciato a parlare di declino. Berlusconi, Tremonti, Bossi, Brunetta e tutti gli altri sorridenti hanno invece raccontato che non era vero, che noi stavamo meglio degli altri. Che non c’erano problemi. I grandi giornali e le tv hanno per anni sostenuto quelle favole, per larga parte oscurando anche le analisi e le proposte per uscirne del Pd. Ora si scopre che il Pd aveva ragione. E se la crisi fosse stata affrontata per tempo non staremmo in questa situazione. Certo anche l’Italia vivrebbe le difficoltà dovute alla crisi internazionale provocata dalla finanza, ma non così grave, non così peggiore rispetto agli altri paesi. Non bisogna dimenticarlo. Anzi, bisogna ricordarlo anche a coloro che o sono stati convinti prima, o hanno fatto finta di non vedere, non sapere, non capire, mentre vedevano, sapevano e sentivano benissimo. C’è una responsabilità ineliminabile delle classi dirigenti italiane. Le stesse che mettono in questi mesi la politica sul banco degli accusati. La crisi finanziaria della Spagna fa paura. Il premier Mariano Rajoy, campione della destra e indicato come vero riformatore dai falchi italiani per la riforma del lavoro a strappo, con conseguenti proteste nelle piazze di tutta la Spagna, è diventato l’appestatore d’Europa, a causa del deficit fuori controllo. Ieri lo spread tra i bonos spagnoli e i bund tedeschi è tornato sopra quota 400, finendo per mandare sotto pressione anche l’Italia. Semmai ce ne fosse ancora bisogno, questa vicenda dimostra due cose incontrovertibili. La prima: o l’Europa cambia politica economica, e lancia una politica continentale per la crescita oltre che per il rigore dei conti pubblici (come sostengono i progressisti europei, da Hollande a Bersani, fino al tedesco Gabriel), o il rischio resta altissimo. La seconda cosa che la vicenda di Rajoy dimostra riguarda da vicino il dibattito sulla riforma del lavoro: non è vero che se fai una riforma che mette sotto scacco i sindacati e libera i licenziamenti i mercati ti guardano con rispetto. Questa è solo ideologia. La realtà è un’altra cosa. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha inviato ieri a Pierferdinando Casini e Angelino Alfano una lettera per sollecitare una immediata iniziativa per approvare in tempi strettissimi una legge che metta sotto controllo i bilanci dei partiti e garantisca trasparenza. “Credo – ha scritto Bersani – che in queste ore possiamo condividere una forte preoccupazione. I fatti gravissimi evidenziati dalle recenti inchieste giudiziarie in relazione alla gestione delle risorse pubbliche attribuite ai partiti rendono ormai improrogabile il cambiamento delle normative che regolano la trasparenza e i controlli dei bilanci dei partiti. Su questi temi sono state depositate in Parlamento da diverse forze politiche proposte di legge che prospettano soluzioni largamente condivide. Mi pare ci siano dunque le condizioni politiche per approvare in tempi brevissimi una legge di pochi articoli che abbia una corsia di assoluta priorità. Tale legge, considerate le proposte in campo e un loro possibile comune denominatore potrebbe prevedere a mio avviso: 1) L’obbligo di sottoporre i bilanci dei partiti alla verifica e alla certificazione da parte di società di revisione esterne e indipendenti; 2) L’attribuzione alla Corte dei Conti del controllo dei bilanci dei partiti; 3) La pubblicazione dei bilanci dei partiti sui siti internet dei partiti stessi e sul sito istituzionale della Camera dei Deputati; 4) La riduzione a cinquemila euro della soglia oltre la quale è obbligatoria la dichiarazione congiunta per le erogazioni liberali ai partiti; 5) Il rafforzamento delle sanzioni, prevedendo una decurtazione dei rimborsi elettorali proporzionata alla gravità delle irregolarità riscontrate, fino a concorrenza dell’importo dei rimborsi dovuti per l’anno in corso. Sono convinto che su questi ed eventuali altri punti sia possibile costruire un ampio consenso tra le forze politiche presenti in Parlamento, rispondendo con rapidità ed efficacia alla forte domanda di trasparenza che sale dall’opinione pubblica e che il Presidente Napolitano ha raccolto sollecitando adeguate iniziative in sede parlamentare”. Immediate le risposte positive di Casini e Alfano. Si riunisce questa mattina a Roma la direzione nazionale del Partito democratico. Nella sua relazione il segretario Pier Luigi Bersani confermerà la linea politica perseguita fin qui e la scelta di preparare l’alternativa al centrodestra per le elezioni politiche del 2013. Il segretario nazionale del Pd rimarcherà in particolare che è stato ed è giusto sostenere il governo di impegno nazionale guidato dal presidente del Consiglio Mario Monti: non c’era l’alternativa tra questa scelta e le elezioni, ma la scelta tra questa scelta e l’andare avanti con Berlusconi fino alla crisi drammatica che avrebbe gettato l’Italia in una situazione simile a quella della Grecia. Per questo il Pd ha dichiarato di non voler vincere “sulle macerie” del paese. I progressi compiuti e la rinnovata credibilità dell’Italia dimostrano che è stata una scelta giusta. Il Pd continuerà a sostenere lealmente il governo Monti fino al 2013, ma nello stesso tempo deve mantenere e dichiarare le proprie idee, come ha fatto in diverse occasioni e come sta facendo sul tema del mercato del lavoro, e ascoltare il paese: la crisi non è finita, tutt’altro. Ci sono in Italia vaste aree di sofferenza, problemi e anche aree di eccellenza e di opportunità. Mentre il Pd sostiene il governo, cercando di ottenere il massimo da una situazione nella quale (mai dimenticarlo) il Parlamento è sempre lo stesso e con gli stessi rapporti di forza del 2008 (maggioranza di centrodestra), il Pd deve dunque preparare anche le condizioni per l’alternativa alla destra nelle elezioni politiche del 2013. L’opera di uscita dall’emergenza e di ricostruzione democratica ed economia non durerà poco. Come ha detto anche Monti, ci vorranno anni. Ci sarà bisogno dunque di un ampio schieramento e di un ampio consenso popolare su un programma destinato a rimettere in moto l’Italia e a rilanciare solidarietà, ridurre le differenze sociali, garantire maggiore giustizia ed efficienza. Da qui, la conferma dell’idea di un’alleanza dei progressisti che offra l’allargamento alle forze moderate, alle forze civiche, alle singole personalità che vogliano impegnarsi nel superamento definitivo del berlusconismo. Tappe decisive di questo cammino verso il cambiamento saranno l’alleanza tra i progressisti in Europa, per fare in modo che oltre al rigore l’Europa prepari anche la crescita, lo sviluppo, l’attenzione ai problemi sociali (leggere sul sito del Pd il documento di base preparato dalle fondazioni e dai centri studi progressisti europei in occasione dell’incontro a Parigi tra Bersani, Hollande, Gabriel), e le prossime elezioni amministrative. L’impegno e la vittoria sono decisivi, in vista dei prossimi obiettivi. Sul Pd continua l’opera ai fianchi dei grandi giornali, tra stereotipi e forzature interessate. Oggi tocca a Ilvo Diamanti su La Repubblica. Pur continuando a rilanciare lo stereotipo del Pd in imbarazzo (come recita anche un fortunato tormentone su Facebook), Diamanti è costretto ad ammettere, dati alla mano, tre cose: il Pd è il primo partito; Bersani è il leader di gran lunga più gradito (naturalmente per Diamanti è “debole”, ma lo stesso Diamanti non si spiega perché allora riceva tanti consensi); infine che alle elezioni il centrosinistra vincerebbe alla grande contro il centrodestra. Sconfitto il tentativo della destra di mettere in difficoltà il Pd con la riforma del mercato del lavoro fatta per decreto e verificando che le proposte di modifica proposte dal Pd stanno ottenendo un consenso vastissimo (oltre alla Cgil, si sono schierati Cisl, Uil, Ugl, e vaste aree dell’opinione pubblica), il centrodestra, come si dice, la sta buttando in caciara: “Riforma a rischio”, “Crisi di governo” , “Salta Monti e diventa presidente della Repubblica Prodi”. Insomma una cortina fumogena e mediatica per nascondere la sconfitta e lanciare un ammonimento al governo: se si tira di più la corda, salta tutto. E dunque, niente ddl corruzione, niente riforma Rai, niente asta sulle frequenze.
Non bisogna cadere nella trappola dello scontro. Il Pd presenterà tranquillamente le proprie proposte di modifica alla riforma del mercato del lavoro (il modello tedesco) e le farà approvare in Parlamento, ma lavorerà per ottenere anche ddl anticorruzione, asta sulle frequenze, riforma Rai. In quest’ultimo caso, è già chiaro che cosa farà il Pd in caso di rinnovo del Cda con la legge Gasparri: non parteciperà. Sondaggi alla mano Berlusconi ha capito che rischia di prendere una batosta alle prossime amministrative. E dunque sta facendo sciogliere il partito in tanti piccoli rivoli di liste civiche che vanno a sostenere i candidati della Lega al Nord e quelli dell’Udc al Sud. Obiettivo: evitare di straperdere e preparare le elezioni politiche del 2013. Berlusconi e Bossi, oggi fuori gioco, tentano di rientrare in campo facendo saltare il tavolo delle riforme: se non si riesce a fare la riforma elettorale, Pdl e Lega saranno costretti ad andare insieme. E tutti e due potranno riprendere in mano le sorti dei rispettivi partiti “nominando” i parlamentari. Per questo, nel Pdl e nella Lega tutti quelli che fanno riferimento ai due vecchi leader stanno rallentando, ostacolando, ogni iniziativa. Il rischio è che il tempo passi senza arrivare a nulla. Bersani negli ultimi interventi lo ha già detto: noi del Pd lavoreremo per fare la riforma elettorale. Ma se la destra impedirà di cogliere il risultato della riforma, Bersani lo ha già promesso: il Pd sceglierà i propri parlamentari con il metodo della partecipazione popolare. Da La Stampa articolo di Ugo Magri Come le primarie di ieri a Palermo e L’Aquila il centrosinistra ha quasi completato la scelta dei propri candidati alle elezioni amministrative del 6 maggio. Il centrodestra è allo sbando. Non ha ancora, nella maggior parte dei casi, un candidato valido. Dunque bisogna lavorare per vincere. E’ un’occasione straordinaria: una vittoria schiacciante del centrosinistra alle amministrative finirebbe di scompaginare il centrodestra e aprirebbe le porte a un rafforzamento decisivo del centrosinistra anche alle prossime elezioni politiche del 2013. Il senso delle primarie è questo: una competizione aperta a tutti gli elettori tra candidati che si sfidano nello stesso campo per andare poi a fare la battaglia vera contro l’avversario. Ora le scelte sono state fatte. Bisogna lottare contro l’avversario. Ieri a L’Aquila ha vinto le primarie il sindaco uscente Massimo Cialente. A Palermo Luigi Ferrandelli è risultato in testa in base ai dati trasmessi dai seggi. Rita Borsellino ha chiesto il riconteggio dei voti. Oggi pomeriggio si pronuncerà l’apposita commissione. |
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